4 anni prima che nascevo io, 80 Mania

17 Jun 2010 — Liberi

Nicola fumava nervoso. Aspettava Miriam che era in ritardo come al solito.
Lui aveva fatto in tempo ad arrivare da Bari Carbonara e lei che abitava lì non era capace di essere puntuale mai ‘na volta. Che cazz.
Si sentiva ancora ubriaco dalla sera prima. Non avrebbe rinunciato a salutare gli amici per niente al mondo. L’ultima serata tutti insieme.
Lo sfottevano quella cape gloriose, dottò che ci fai qua nella sede del PCI, tu adesso te ne vai a Milano e finirai a votare DC come tutti gli italiani del cazzo. Dottò!
Dottò un cazzo, quel ricchione di Antonio parlava parlava ma alla fine non si presentava mai quando c’era da manifestare, quando c’era da prendersi mazzate nelle costole dagli sbirri. Lui se ne restava a casa a farsi fare i trimoni da quella ciuccia della sua zita.
Avevano fatto tardi come al solito davanti a na bottiglia di primitivo. Tre, dai. Ancora co sta cazzo di storia di Aldo Moro.
Avevano fatto bene avevano fatto, compromesso storico i miei coglioni.
Ma sia Antonio che Domenico dicevano che no, quello è terrorismo, la scorta non c’entrava niente, erano poveri cristi come loro.
Ma vedi un poco se si doveva far mischiare con la sbirraglia dai suoi migliori amici.
Vabbè Domè, ho capito tu quando stai a pressione non capisci un cazzo peggio del solito. Stampa un altro vurpo che non posso certo portarmi l’erba in treno. E te lo scordi che vi lascio tutto quel ben di dio.
Era il quarto (sesto?) spinello della nottata. Quattro bocce di vino rosso. La 127 di suo fratello l’avrebbe portata a casa su due ruote.

MO, MA SEMPRE STA CAPA DI FRONA TIENI? MA COM’E'? TI DEVO PERDERE CHE MANCO TI HO IMBARATO, NICO’!
Suo fratello gli aveva dato un coppino dietro la testa e poi l’aveva abbracciato.
Erano molto uniti tutti e due, e il giorno dopo si sarebbero separati per chissà quanto tempo.
Giovanni faceva il muratore da quando che teneva 12 anni. Quando papà era morto di polmonite.
Giovanni era bello e non riusciva a tenersi una femmina per più di 5 minuti, si erano sposati tutti i suoi amici e lui aveva una donna diversa in ogni album di matrimonio. E di sposarsi non ne voleva sapere niente. Mamma Filomena lo diceva sempre “e risparmiati un poco di tirnisi per mo che ti sposi!” Giovanni gli faceva l’occhiolino, poi strizzava il pisello di Nicola fischiando e diceva a sua madre “Mammà, hai fatto apposta Nicola per queste cose. Mo quello se ne va a Milano con quel pezzo di femmina di Miriam, fanno una piccola capa di cazzo come lui e tu te ne sali assieme a loro a badare a u bambolott!“.
Mamma Filomena era orgogliosa di Nicola, se ne stava andando a lavorare a Milano, là dice che tengono tutti la macchina e che i bambini giocano per strada senza problemi. Non come a Bari che pare la guerra tutti i giorni.
Quando gli aveva detto quanto avrebbe guadagnato manco se li immaginava com’erano tutti quei soldi uniti. Chi li aveva visti mai?
Però c’aveva paura per il figlio suo. Nelle grandi città quelli sparavano. Rossi e neri. Ammazzavano ai capi del governo, mettevano le bombe. Stavano a uscire tutti matti!

Nicola spense la sigaretta e la vide, bellissima.
Le sue tette arroganti risaltavano sotto quel vestitino giallo leggero. Era il 2 di agosto e faceva un caldo malato. Lui stava squagliando. Ma poteva sentire l’odore di Miriam. Lei profumava di buono. Sempre.
Immaginò di riprenderle in bocca i capezzoli come quella volta che si erano conosciuti sulla spiaggia di Marina di Ugento. Probabilmente era salsedine, ma lui sentì sapore di miele. Si innamorò all’istante.
Pensò che forse non avrebbe aspettato di arrivare a casa loro, a lume di candela, per chiederle se lo avrebbe sposato. Pensò che l’avrebbe chiesto lì, in ginocchio, davanti a tutti. Immaginò le vecchiette che lo guardavano con gli occhietti vispi, che avrebbero detto a Miriam di dire di si, subito. Immaginò Miriam con gli occhi umidi, le fossette nelle guance e la bocca arricciata come faceva sempre quando era emozionata.
Gli stava esplodendo il cuore di gioia.

Ore 10,25 il cuore di Nicola non era l’unica cosa che stava esplodendo. Lì nella sala d’aspetto della stazione di Bologna.

Rischio astensione per il cervello dei manifestanti

21 Mar 2010 — Liberi

Sono capitato (ci sono andato appositamente, per puro masochismo) sulla diretta del corriere circa la manifestazione canora del PDL.
Quella del milione di persone che manifestava contro i fantasmi e se stessa.
Tutto era deliziosamente kafkiano.
C’era la gente che ballava, lo scemo del villaggio vestito da messicano, il presentatore che urlava SU LE MANI, le cover dei pezzi pop più in voga di sempre…
C’era un sacco di gente, eh? ma anche un sacco di zone transennate, di spazi vuoti, c’era Giuliano Ferrara. dai facciamo che ce n’erano 60mila. ottimo numero.
Ma voglio anche far finta di non aver visto le riprese aeree e voglio far finta che la legge sull’impenetrabilità dei corpi sia una di quelle robe inventate per buttare fango sul buon governo. Erano un milione di miliardi. E settecentomilaventiseiemmezzo. Brunetta compreso.
Non voglio credere alla storia della gente pagata per fare numero, quindi continuerò a pensare che c’era gente davvero convinta che il fallimento delle liste sia colpa della sinistra, che la magistratura rossa cerca di incastrare pretenziosamente Berlusconi e che il salottino dei polli che si scannano sia Annozero.
Una fotografia perfetta per dimostrare once and for all che effettivamente il Darwinismo qualche crepa deve averla, e forse la chiesa c’ha ragione: siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio. il Dio dei ritardati.
Comunque era bello vedere tutta sta gente che si dimenava con tutta l’esplosività che hanno i vecchi ad un matrimonio dopo il terzo secondo e senza la giusta quantità di alcool. ehhhhhhhhhhh.
Ma avevo letto su qualche giornale comunista che il PDL voleva fare una manifestazione per parlare esclusivamente di politica, quindi mi sono annoiato un po’ e ho preferito fare altro.
Ma non ce la facevo, volevo vedere, volevo sapere, ero pervaso dalla forza dell’amore che prevale sull’odio e sulle fettuccine scotte.
Così sono tornato a guardare un po’ di politica delle libertà.
Stavolta c’era Re Silvio che parlava, diceva delle cose e poi presentava uno dei suoi più leali alleati: Umberto Bossi.
A me Bossi da quando gli hanno asportato chirurgicamente mezzo cervello piace molto, mi affascina sentirlo parlare. Alcune parole erano mozzate verso la fine, alcune erano dette per intero, alcune erano dei semplici grrrowl e graabl e gruaaav. Ma in ogni caso, anche quando inanellava tre parole italiane di seguito (pensando: tiè Renzo, vedi come si fa!) il suo discorso non aveva alcun senso compiuto. E silviolo se la rideva felice. Ma il popolo delle libertà no, applaudiva felice annuendo col capo. Si, Bossi, si, qualsiasi cosa tu abbia detto siamo con te! W la politica!
Dopo aver assistito a questa scena di tenera senilità ho deciso di staccare ancora una volta, avevo bisogno di qualcosa di forte, chessò un Unicum, una bottiglia di vodka, due litri di diserbante…
Ma ritorno subito alla diretta e ascolto estasiato Don Silvio che parla ai suoi. Una serie di bla bla, quattro numeri a cazzo, sconfitto questo, risolto questo, fatto quest’altro, w la fica, il milan è secondo… e poi il capolavoro: SCONFIGGEREMO IL CANCRO.
Si, l’ha detto, lo giuro, l’ho sentito.
Quasi mi andavano di traverso le ossicine del bambino che stavo mangiando.
Ha detto che il governo, dopo aver sconfitto la mafia, sconfiggerà il cancro.
Ha già cominciato, per giunta. Tagliando i fondi alla ricerca scientifica, cacciando via cervelli e facendosi trapiantare capelli.
Poi magari sconfiggeranno anche tutti sti bambini che vogliono succhiare il cazzo ai preti, eh?
No, davvero, vuole sconfiggere il cancro. Col suo governo. Cioè, srsly, un politico che sconfigge il cancro. Cazzo ne so, gli offre Pirlo, un giovane della primavera e 25 milioni di euro? Gli affida il ministero della salute? Lo promuove effetto benefico?
Dai, porcoddio, come lo sconfiggi? diccelo che stiamo sulle spine.
Ma niente, non lo dice, e al suo posto abbiamo tutti i politici candidati alle regionali che dedicano una preghierina-giuramento a Silvio. Tutti insieme la recitano, uno spettacolo che fa rabbrividire.
Ho dovuto guardarmi tutta la filmografia di Sasha Grey per tornare in me.

Storie di chiese che impattano contro facce di cazzo

22 Dec 2009 — Liberi

Ok, volevo solo prendervi per la gola, dei duomi in faccia a berlusconi non me ne fotte un cazzo. PURTROPPO non c’è nessun clima d’odio, non c’è nessuna folla che si scatena contro berlusconi, non c’è nessun mandante morale, non c’è nessun tipo di reazione. l’Italia è in coma. mi state ancora tutti pesantemente sul cazzo.
Ho letto insospettabilissimi dare il loro appoggio morale a berlsuconi, chè la violenza è il male, non risolve niente, bla bla bla, andatevene affanculo.

Ho notato, invece, che siamo oramai in fase pesante di escavazione, tutti sudati e affannati a scavare con le unghia verso l’abisso e oltre. Con certa gente, che in una situazione normale dovrebbe al massimo tirare da terra con la lingua le cicche di sigaretta che butto per strada, che ci piscia in testa tutta compiaciuta.

Gli anni 00-09, ben definiti dalla prima cifra, ci hanno offerto il peggio del peggio, verso l’infinito e oltre. E non basta che qualche “mandante morale” ci ricordi certe frasi e certe esternazioni facilmente reperibili da qualsiasi cittadino con un cervello non ancora attaccato completamente dal virus del coglionedimmerda.
Dalle torture alla Diaz, alle manganellate in diretta tv ai ragazzi che manifestano, ai giochini di partito “affonda l’immigrato”, ai vari “morite ammazzati”, “froci dimmerda”, “coglioni del cazzo” e altre gag prese dai cinepanettoni della premiata ditta Boldi - De Sica.

Quanta violenza c’è e c’è stata nelle sistematiche dichiarazioni xenofobe della lega? Quanta violenza c’è e c’è stata nelle parole dei leccaculo di turno in difesa del signor b? Quanta violenza c’è e c’è stata nelle crociate degli anni duemila in difesa della porcoddio di religione cattolica? Quanta violenza c’è e c’è stata nella precisa strategia di repressione di qualsiasi tipo di dibattito che spiega coi fatti e con la logica che quanto dicono gli esponenti della maggioranza NON PERFORZA deve corrispondere a realtà?
Quanto cazzo siamo caduti in basso se permettiamo a chi ci rappresenta di poter dre che i gay sono malati? che la pillola del giorno dopo è un assassinio bello e buono legittimando gli insulti della parte più stupida e violenta di questa terra che chiamiamo Italia?

Dov’è finito lo spirito di resistenza che ha portato in piazza col muso fiero, la testa alta e il cuore gonfio di orgoglio parte dei nostri genitori?
Gente che era semplicemente giovane e non accettava di fare da spettatrice inerme alla castrazione dei prossimi 50-60 anni della PROPRIA vita.

Il fatto che c’è chi ha proposto IL CARCERE per chi scrive interventi di questo tipo sulla rete e che ci siano ottime possibilità che ci provino in tutti i modi a trasformare la proposta in legge mi ha convinto che le cose da fare sono due: andarsene o farsi smussare una minima i lobi frontali. Che tanto i fatti, la ragione, il confronto e la tolleranza non sono più tra noi da molto prima che questi decennio zero volgesse al termine.

Oh hai!

28 Jun 2009 — Liberi

E’ da una settimana che ho casa pulita e i piatti sempre lavati.

E la mattina quando mi sveglio mi faccio addirittura il letto. per non parlare delle magliette piegate e messe al loro giusto posto, cristo santo. La casa di un uomo da sposare, proprio.

Mi sembra di andare a dormire a casa di un altro, da settimana prossima me ne torno a casa mia, va :D

per non dimenticare mai che vi odiamo con tutto il cuore

05 May 2009 — Liberi

5 maggio. NEVAH FORGET

Tutti gli sbirri sono fasci

10 Mar 2009 — Liberi

Io sono senza parole. Cariche agli studenti che volevano assistere alla presentazione di un libro sulla chiesa scritto da uno dei tanti mafiosi che siedono in parlamento. Presentazione che si svolgeva nella loro cazzo di università.

Chiesa e stato fascista continuano a manganellare grazie allla LORO forza dell’ordine. Poi dici che non devi sputare sulla divisa senza distinzione.

Cell 2.0

05 Feb 2009 — Liberi

Oh, avete presente quando ti scordi il cellulare a casa e ti serve assolutamente il numero del tuo spacciatore?
Beh, a me capita spessissimo di avere a disposizione internets ma aver dimenticato il cellulare a casa.
Regalatemi un account vip a uno di quei servizi che ti permettono di sincronizzare il cellulare via web.
Così potrò comprare la droga anche quando mi scordo il cellulare a casa XD

ah. i miei vicini mi odiano.

no, ma con calma, eh?

30 Jan 2009 — Liberi

oh, hai! ho addirittura un blog, io.

Ora e adesso

27 Dec 2008 — Liberi

 

Entrò in bagno con una strana sensazione di orrore addosso.

Girò la manopola dell’acqua fredda e osservò l’acqua per un po’; l’orologio con i pesciolini indicava le 5 del mattino, e dalla finestra entravano le prime luci dell’alba.

Infilò le mani sotto il getto dell’acqua ghiacciata e si sciacquò al volo la faccia.

Non si accorse che l’acqua diventava rossa.

Guardò in camera sua e vide sua moglie che dormiva, anche suo figlio dormiva come un angioletto. Amava quel bambino.

Di nuovo quella sensazione di terrore, cominciava a dargli al cazzo.

 

Scese in cucina e accese la macchinetta del caffè, aprì l’ultima scatola delle cialde e imprecò contro se stesso.

Tutte le volte così.

Si ricordava sempre per tempo di rifare l’ordine per non rimanere senza caffè, ma arrivato al momento di pagare on-line si ricordava che doveva ricaricare il suo conto paypal e si fermava lì. Completando l’ordine quando era oramai troppo tardi e il caffè era finito.

Trangugiò quel liquido nero e amaro e si sentì molto meglio.

Accese il portatile e si collegò al sito del corriere per leggere le ultime notizie.

Ignorò politica e religione, non si capacitava di come la gente potesse dare importanza alla chiesa, cazzo di barbari.

Il resto era un mix del solito: sparatorie, assassinii, pirati della strada… che cazzo di mondo stava lasciando a suo figlio? E poi la crisi. La Crisi! Lui aveva il culo parato se ne sbatteva le palle della Crisi.

Chiuse il portatile e non si accorse che l’aveva macchiato, sembrava refrattario al rosso stamattina.

Guardò l’orologio del microonde, erano le 5:30, l’orario giusto.

 

Andò in salotto e aprì il mobile con gli alcolici. Non era un gran fan dell’alcool, ne avevano un pò giusto per gli ospiti.

A lui bastava un Montenegro ogni tanto mentre guardava The Club con sua moglie su All Music. Odiava la TV e la merda che passavano, ma quel programma era una genialata, adorava passare il tempo ad insultare la gente con sua moglie, e quel programma era una vetrina per sfigati.

 

Spostò il Curvoisier e prese il pacchetto di sigarette che teneva nascosto lì, aveva smesso di fumare ufficialmente da un anno, non voleva che sua moglie scoprisse che aveva ricominciato, quindi si svegliava sempre all’alba per il suo piccolo rituale a base di sigarette e menzogne.

Il pacchetto era unto e la sigaretta era molto umida, che ci fosse una perdita dietro al mobile bar?

Osservò il pacchetto ed ebbe un flash: era nella sua mercedes, il tachimetro segnava 170 e continuava a salire, stava fumando e batteva i palmi delle mani sul volante, aveva 4 striscie di cocaina in corpo. Stava piangendo.

 

Si avvicinò alla porta d’ingresso per andare in giardino a fumare, guardò le macchie che aveva lasciato sulla maniglia ma ancora una volta non ci fece caso.

L’aria gelida del mattino gli diede uno schiaffo in piena faccia, il sole stava sorgendo, l’aria pungeva ma stava nascendo una giornata bellissima, ne era sicuro.

Ancora un flash: era in camera sua e sua moglie era sulla porta, non l’aveva mai visto tirare cocaina, non in camera loro con il bambino in giro, cazzo! era sconvolta.

Lui la prese per capelli e la gettò sul letto, aveva in mano la sua pistola.

Non sapeva ancora per quale motivo l’aveva comprata, si era fatto intortare dal suo amico che continuava a dire che tutti questi immigrati stavano rovinando l’italia e bisognava farli fuori tutti, prima che loro lo facessero con noi.

Sparò due colpi a sua moglie, un po’ di sangue gli schizzò in faccia.

Subito dopo la baciò, ma le sembrava fredda, distaccata, che le cose fra loro non funzionassero più? Aveva smesso di scoparsi la sua segretaria, amava troppo sua moglie, ma guarda un po’ sta troia come lo ripagava!

Uscì dalla camera e vide suo figlio che lo guardava con gli occhi sbarrati.

Era innamorato di sua moglie, ma amava suo figlio più di ogni altra cosa.

Ancora un flash: aveva un coltello da cucina in mano e il corpicino di suo figlio giaceva inerte sul suo lettino. C’era sangue ovunque.

 

Tirò una boccata dalla sigaretta e guardò le luci delle volanti che si avvicinavano a sirene spiegate, si sentiva svuotato, distante.

Avverti a malapena il freddo delle manette che si stringevano attorno ai suoi polsi, non c’era più. Continuava a balbettare che la sua banca era fallita, non aveva più un lavoro, non aveva più nulla.

Malaga

11 Oct 2008 — La Mia Vita Liberi

casa mia
Un pò perchè ve le avevo promesse.
Un pò perchè mio fratello e mia sorella non l’hanno mai vista, casa mia.
Un pò perchè è casa mia. e basta.
Non casa mia e di qualche altro psicopatico.
Casa mia.
Beccatevi pure le altre.