Keep it Terron

di quando volli fare il brigatista e mi scontrai con la questione morale

Quando avevo una decina d’anni il mio sogno più grande era avere una pistola ad aria compressa Condor.
Che è come sognare adesso di comprarsi una punto. Ma io sono sempre stato umile e dai sogni realizzabili.
Mamma e papà, ovviamente, non potevano permettere che qualcosa del genere accadesse per paura che io la utilizzassi contro i miei fratelli e perchè quei soldi potevano essere spesi in maniera migliore – oltre che per l’usanza terrona di infilare tutti i soldi dei figli in un libretto di risparmio utilizzabile esclusivamente per il dopo-matrimonio.
Io, che sono sempre stato una vecchia volpe, accumulai il danaro necessario alla realizzazione del mio sogno più qualche spicciolo extra per comprare il silenzio dei miei complici: mia sorella.
Una mattina di gennaio partii alla volta del paese con 30mila lire in tasca ed un sogno ben impresso nella mia mente.
Nessuno poteva ostacolarmi, il piano era solido e prevedeva una via di fuga: era il mio compleanno.
In questo modo mi recai dal bottegaio più ebreo di tutta cisternino, uno che non avrebbe esitato a vendere della mercanzia ad un bambino; i soldi non hanno morale così come un buco di culo non ha sesso.
Signorina signorina (così chiameremo il bottegaio) mi vendette sull’unghia e senza sconto – nonostante il mio pagamento in contanti – l’agognata pistola Condor e un cagnolino meccanico che avrebbe acquistato il silenzio di colei che altrimenti avrebbe fatto l’infame con le istituzioni parentali in tempo zero.
Soddisfatto dell’affare volai a casa a provare i piombini di gomma sui passeri, sui gatti e (non ricordo ma credo proprio di sì) su mia sorella.
Fu un pomeriggio felice e spensierato come pochi, io che le armi me l’ero sempre dovute costruire con materiali di fortuna come un novello McGyver finalmente potevo maneggiare una vera pistola finta.

Sfortunatamente tutto svanì come succede nella realtà e mia madre sequestrò il materiale incriminato e conciò per le feste quell’ebreo di signorina signorina (siamo sempre stati una famiglia di antisemiti).
Per quanto riguarda le mie sorti, ovviamente, non vi è ragione alcuna per credere che non sappiate molto bene come si conclude questa storia di corruzione, violenza e sogni infranti nel Sud degli anni novanta.

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