Nell’anno del signore millenovecentonovantanove mi accingevo a frequentare il secondo anno di liceo.
Andavo a scuola a Ostuni, che distava 15 km da Cisternino e al confronto era enorme.
Il sabato si usciva a mezzogiorno e aspettare fino all’una e mezza il pullman che mi riportava a casa non era ancora fonte di noia.
Mio compagno di avventure era marco, che in maniera totalmente unrelated chiamerò Il Rosso.
Oltre a lui si soleva spendere un capitale in panini, pizzette, dolciumi e riviste di musica negra con altri due forestieri, che per brevità chiamerò M. e B.
Di Sabato a Ostuni fanno il mercato comunale, che si svolgeva ancora per le vie del centro all’epoca dei fatti.
Così ci avventurammo come al solito fra bancarelle e massaie armati dei nostri fedeli panini imbottiti, al prosciutto per Il Rosso, niente per B. e il re dei panini per me e M: tonno e formaggio.
Vagavamo col solo scopo di ammazzare il tempo e con la speranza di assistere ad altre memorabili perle di saggezza paesana come quella volta che Il Rosso chiese ad una bancarella di intimo un perizoma, senza specificare che era per la sua morosetta, e si sentì rispondere “E quanto porti di pizza, la seconda?”
Successe che nell’indifferenza generale M. andò a scontrarsi contro un tizio che stava spostando una pila di scatole di scarpe da quattro soldi chè la fine della giornata lavorativa era oramai imminente.
Non avendo ancora scoperto il collegamento bocca-cervello e avendo la sicurezza tipica dei quindicenni, M. reagì allo scontro con quella che potremmo tradurre dal dialetto pressappoco così: “Ci dobbiamo fare male proprio?”.
Fine della storia.
Mentre eravamo seduti sulla nostra solita panchina a discutere di quante manovelle ci facevamo pensando a Shevchenko, neo acquisto del nostro amato Milan, si avvicinano due loschi figuri che nessuno di noi aveva visto prima. Nessuno tranne M.
Si rivolgono direttamente a lui: “sei tu che stavi mangiando un panino col tonno?”
M. non ha il tempo di rispondere che viene scaraventato a terra e colpito con calci e pugni.
Noi tutti non abbiamo neanche il tempo di pensare che forse è un po’ eccessivo picchiare qualcuno perchè non si ha gusto nello scegliere i panini e non si apprezza quindi l’accoppiata tonno e formaggio.
B. è il più coraggioso di tutti e nel tempo di un amen ha già messo due giornate di strada fra se e gli assalitori, io e il Rosso ci alziamo di scatto pronti a vendere cara la pelle per il nostro compagno di avventure.
A me che non mi ha mai cacato nessuno in vita mia mi lasciano perdere, così come lasciano perdere per un attimo M. che grato dell’aiuto ricevuto raggiunge B. chissà dove, il Rosso viene scaraventato a terra con un calcio volante da altri 4 individui arrivati a dare manforte agli assalitori.
A questo punto erano sei contro uno, con me relegato a fare lo spettatore.
Ero indeciso se lanciarmi nella mischia a soccorso del mio più caro amico o se dargli anch’io qualche calcio in bocca, perdio, ci conoscevamo da quando avevamo 4 anni, qualche mazzata se la sarà sicuramente meritata, no?
Nel frattempo che cerco di prendere questa importante decisione mi tolgo lo zaino per avere libertà di movimento e i picchiatori finalmente si accorgono che ci sono anche io, si cacano sotto e scappano via infilandosi in macchina e sgommandosela della bella.
Probabilmente il rosso ricorderà le cose in maniera diversa, ma su questo blog c’è scritto il mio nome e racconto le cose come piace a me, va bene?
Il tutto finisce nel migliore dei modi: un giovane del nostro paese che ha assistito la scena ci apostrofa “e voi contro *** vi mettete?” e il Rosso, forte di un occhio che presto diventerà nero esclama “che mi cacano il cazzo, non posso tenere un paio di occhiali da sole che me li spaccano!”
Nicola fumava nervoso. Aspettava Miriam che era in ritardo come al solito.
Lui aveva fatto in tempo ad arrivare da Bari Carbonara e lei che abitava lì non era capace di essere puntuale mai ‘na volta. Che cazz.
Si sentiva ancora ubriaco dalla sera prima. Non avrebbe rinunciato a salutare gli amici per niente al mondo. L’ultima serata tutti insieme.
Lo sfottevano quella cape gloriose, dottò che ci fai qua nella sede del PCI, tu adesso te ne vai a Milano e finirai a votare DC come tutti gli italiani del cazzo. Dottò!
Dottò un cazzo, quel ricchione di Antonio parlava parlava ma alla fine non si presentava mai quando c’era da manifestare, quando c’era da prendersi mazzate nelle costole dagli sbirri. Lui se ne restava a casa a farsi fare i trimoni da quella ciuccia della sua zita.
Avevano fatto tardi come al solito davanti a na bottiglia di primitivo. Tre, dai. Ancora co sta cazzo di storia di Aldo Moro.
Avevano fatto bene avevano fatto, compromesso storico i miei coglioni.
Ma sia Antonio che Domenico dicevano che no, quello è terrorismo, la scorta non c’entrava niente, erano poveri cristi come loro.
Ma vedi un poco se si doveva far mischiare con la sbirraglia dai suoi migliori amici.
Vabbè Domè, ho capito tu quando stai a pressione non capisci un cazzo peggio del solito. Stampa un altro vurpo che non posso certo portarmi l’erba in treno. E te lo scordi che vi lascio tutto quel ben di dio.
Era il quarto (sesto?) spinello della nottata. Quattro bocce di vino rosso. La 127 di suo fratello l’avrebbe portata a casa su due ruote.
MO, MA SEMPRE STA CAPA DI FRONA TIENI? MA COM’E'? TI DEVO PERDERE CHE MANCO TI HO IMBARATO, NICO’!
Suo fratello gli aveva dato un coppino dietro la testa e poi l’aveva abbracciato.
Erano molto uniti tutti e due, e il giorno dopo si sarebbero separati per chissà quanto tempo.
Giovanni faceva il muratore da quando che teneva 12 anni. Quando papà era morto di polmonite.
Giovanni era bello e non riusciva a tenersi una femmina per più di 5 minuti, si erano sposati tutti i suoi amici e lui aveva una donna diversa in ogni album di matrimonio. E di sposarsi non ne voleva sapere niente. Mamma Filomena lo diceva sempre “e risparmiati un poco di tirnisi per mo che ti sposi!” Giovanni gli faceva l’occhiolino, poi strizzava il pisello di Nicola fischiando e diceva a sua madre “Mammà, hai fatto apposta Nicola per queste cose. Mo quello se ne va a Milano con quel pezzo di femmina di Miriam, fanno una piccola capa di cazzo come lui e tu te ne sali assieme a loro a badare a u bambolott!“.
Mamma Filomena era orgogliosa di Nicola, se ne stava andando a lavorare a Milano, là dice che tengono tutti la macchina e che i bambini giocano per strada senza problemi. Non come a Bari che pare la guerra tutti i giorni.
Quando gli aveva detto quanto avrebbe guadagnato manco se li immaginava com’erano tutti quei soldi uniti. Chi li aveva visti mai?
Però c’aveva paura per il figlio suo. Nelle grandi città quelli sparavano. Rossi e neri. Ammazzavano ai capi del governo, mettevano le bombe. Stavano a uscire tutti matti!
Nicola spense la sigaretta e la vide, bellissima.
Le sue tette arroganti risaltavano sotto quel vestitino giallo leggero. Era il 2 di agosto e faceva un caldo malato. Lui stava squagliando. Ma poteva sentire l’odore di Miriam. Lei profumava di buono. Sempre.
Immaginò di riprenderle in bocca i capezzoli come quella volta che si erano conosciuti sulla spiaggia di Marina di Ugento. Probabilmente era salsedine, ma lui sentì sapore di miele. Si innamorò all’istante.
Pensò che forse non avrebbe aspettato di arrivare a casa loro, a lume di candela, per chiederle se lo avrebbe sposato. Pensò che l’avrebbe chiesto lì, in ginocchio, davanti a tutti. Immaginò le vecchiette che lo guardavano con gli occhietti vispi, che avrebbero detto a Miriam di dire di si, subito. Immaginò Miriam con gli occhi umidi, le fossette nelle guance e la bocca arricciata come faceva sempre quando era emozionata.
Gli stava esplodendo il cuore di gioia.
Ore 10,25 il cuore di Nicola non era l’unica cosa che stava esplodendo. Lì nella sala d’aspetto della stazione di Bologna.
Sta città mi piaceva solo perchè c’era lei. lei e basta.
E lei m’ha sbattuto la porta in faccia un giorno di diversi anni fa.
E da allora ho smesso di sentirmi a casa , ho smesso di averla, una casa.
Mi sta sul cazzo il finto perbenismo di sto paese, mi sta sul cazzo avere a che fare coi moralizzatori della domenica con la religione cristiana che deve venire a mettere naso nella mia vita e dirmi cosa devo fare e come devo farlo, mi dice che sbaglio ma non sa spiegarmi il perché. E certe volte manco sa dirmi qual’è lo sbaglio.
In compenso vedo scimmie ammaestrate ovunque, non si chiedono il perché, non si chiedono dove stiamo andando e va tutto bene finché è troppo tardi e si ricomincia da capo.
Mi pare di vivere la vita di qualcun altro da troppo tempo, mi pare che sia una vita fa quando ho preso l’ultima decisione per me stesso.
E forse è arrivata l’ora di ricominciare a prenderle certe decisioni e ricominciare a non guardare più in faccia niente e nessuno. L’ora di cominciare a ripudiare coi fatti sto stato di merda che ingrassa diverse facce di cazzo e mette in ginocchio tutti gli altri. Vorrei sputare negli occhi tutti gli scajola d’italia, vorrei appendere per i piedi tutti i berlusconi della penisola, che è quello il vostro posto. e lo sapete.
E non provo nessun sentimento per i miei concittadini. 20 anni di fascismo, 50 anni di DC e 15 anni di forza italia non mentono: siete dei ritardati del cazzo. Vi piace farvelo mettere nel culo tutti i giorni e tutte l’ore. Per questo vi va bene che i preti ci abituino sin da bambini. Ma di nascosto eh? per questo i froci vanno tutti al rogo per voi.
E mentre le autoblu sono libere di scannare a 180 da porta genova a via torino senza preoccuparsi delle conseguenze io non c’ho i soldi per rinnovare l’assicurazione della moto e da fine mese torno a girare a piedi per sta città di merda.
E quindi basta co ste lagne, comincio ad organizzarmi seriamente e dall’anno prossimo il sole lo vedrò sorgere dall’altra parte del globo. coi canguri.
è deciso.
Sono capitato (ci sono andato appositamente, per puro masochismo) sulla diretta del corriere circa la manifestazione canora del PDL.
Quella del milione di persone che manifestava contro i fantasmi e se stessa.
Tutto era deliziosamente kafkiano.
C’era la gente che ballava, lo scemo del villaggio vestito da messicano, il presentatore che urlava SU LE MANI, le cover dei pezzi pop più in voga di sempre…
C’era un sacco di gente, eh? ma anche un sacco di zone transennate, di spazi vuoti, c’era Giuliano Ferrara. dai facciamo che ce n’erano 60mila. ottimo numero.
Ma voglio anche far finta di non aver visto le riprese aeree e voglio far finta che la legge sull’impenetrabilità dei corpi sia una di quelle robe inventate per buttare fango sul buon governo. Erano un milione di miliardi. E settecentomilaventiseiemmezzo. Brunetta compreso.
Non voglio credere alla storia della gente pagata per fare numero, quindi continuerò a pensare che c’era gente davvero convinta che il fallimento delle liste sia colpa della sinistra, che la magistratura rossa cerca di incastrare pretenziosamente Berlusconi e che il salottino dei polli che si scannano sia Annozero.
Una fotografia perfetta per dimostrare once and for all che effettivamente il Darwinismo qualche crepa deve averla, e forse la chiesa c’ha ragione: siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio. il Dio dei ritardati.
Comunque era bello vedere tutta sta gente che si dimenava con tutta l’esplosività che hanno i vecchi ad un matrimonio dopo il terzo secondo e senza la giusta quantità di alcool. ehhhhhhhhhhh.
Ma avevo letto su qualche giornale comunista che il PDL voleva fare una manifestazione per parlare esclusivamente di politica, quindi mi sono annoiato un po’ e ho preferito fare altro.
Ma non ce la facevo, volevo vedere, volevo sapere, ero pervaso dalla forza dell’amore che prevale sull’odio e sulle fettuccine scotte.
Così sono tornato a guardare un po’ di politica delle libertà.
Stavolta c’era Re Silvio che parlava, diceva delle cose e poi presentava uno dei suoi più leali alleati: Umberto Bossi.
A me Bossi da quando gli hanno asportato chirurgicamente mezzo cervello piace molto, mi affascina sentirlo parlare. Alcune parole erano mozzate verso la fine, alcune erano dette per intero, alcune erano dei semplici grrrowl e graabl e gruaaav. Ma in ogni caso, anche quando inanellava tre parole italiane di seguito (pensando: tiè Renzo, vedi come si fa!) il suo discorso non aveva alcun senso compiuto. E silviolo se la rideva felice. Ma il popolo delle libertà no, applaudiva felice annuendo col capo. Si, Bossi, si, qualsiasi cosa tu abbia detto siamo con te! W la politica!
Dopo aver assistito a questa scena di tenera senilità ho deciso di staccare ancora una volta, avevo bisogno di qualcosa di forte, chessò un Unicum, una bottiglia di vodka, due litri di diserbante…
Ma ritorno subito alla diretta e ascolto estasiato Don Silvio che parla ai suoi. Una serie di bla bla, quattro numeri a cazzo, sconfitto questo, risolto questo, fatto quest’altro, w la fica, il milan è secondo… e poi il capolavoro: SCONFIGGEREMO IL CANCRO.
Si, l’ha detto, lo giuro, l’ho sentito.
Quasi mi andavano di traverso le ossicine del bambino che stavo mangiando.
Ha detto che il governo, dopo aver sconfitto la mafia, sconfiggerà il cancro.
Ha già cominciato, per giunta. Tagliando i fondi alla ricerca scientifica, cacciando via cervelli e facendosi trapiantare capelli.
Poi magari sconfiggeranno anche tutti sti bambini che vogliono succhiare il cazzo ai preti, eh?
No, davvero, vuole sconfiggere il cancro. Col suo governo. Cioè, srsly, un politico che sconfigge il cancro. Cazzo ne so, gli offre Pirlo, un giovane della primavera e 25 milioni di euro? Gli affida il ministero della salute? Lo promuove effetto benefico?
Dai, porcoddio, come lo sconfiggi? diccelo che stiamo sulle spine.
Ma niente, non lo dice, e al suo posto abbiamo tutti i politici candidati alle regionali che dedicano una preghierina-giuramento a Silvio. Tutti insieme la recitano, uno spettacolo che fa rabbrividire.
Ho dovuto guardarmi tutta la filmografia di Sasha Grey per tornare in me.
Non ho mai avuto un migliore amico. L’ho sempre ritenuta una cosa da ritardati o da film. E non credo di vivere in un film, sarebbe un film di merda. Come quelli che mi guardo ogni tanto e alla fine mi dico che non sono normale, che cazzo di film mi guardo? Perchè li fanno? Credono davvero che qualcuno ne sia davvero interessato? Siete scemi?
E insomma, non avendo mai avuto un amico di riferimento, di quelli che gli lanci un sasso alla finestra della cameretta, ti fa salire e gli racconti del tuo amore impossibile per la ragazzina bionda della quarta c per sentirti dire che fa cacare o che quella ragazzina bionda di cui tu sei segretamente innamorato se la sono fatta tutta la squadra dei Broncos del ‘76.
Per evitare tutto questo le cose me le raccontavo a me stesso.
Che almeno ho quasi sempre condiviso gli stessi gusti, e se la ragazzina bionda della quarta c mi sembra adorabile sono d’accordo anch’io. Ci sta.
Anche se certe volte non vado a dormire finchè non mi racconto nei particolari che cazzo c’ha questa che mi piace così tanto. Non sono d’accordo, smettila Clà. Non fa per te.
E ho sempre passato un sacco di tempo a raccontarmi cose che non ho mai detto a nessuno, cose che non sempre sono davvero interessanti, ma non sono mai stato un amico ipocrita, e spesso succede che mi mando a cacare, certe stronzate mi annoiano e me lo dico tranquillamente senza molti giri di parole. Voi ce li avete amici così sinceri? Eh?
Che poi me ne sono sempre reso conto, sono una brutta persona e l’ho sempre ammesso, ma con me stesso ci vado sempre d’accordissimo. Abbiamo sempre delle idee bellissime.
Quand’ero piccolo, ad esempio, mi piaceva organizzare campionati di calcio che duravano settimane nel corridoio di casa di mia nonna. A mio cugino non piaceva il calcio, mia sorella era femmina, e quindi dovevo fare sempre tutto da solo.
Mi scartavo, mi paravo certi tiri sotto l’incrocio dei pali che ciao, segnavo goal impossibili da fuori area nonostante fossi il portiere più bravo di tutto il campionato, ero l’idolo di tutta la tifoseria che era composta da almeno 50/60mila claudio seduti sugli spalti.
E non vincevo sempre, eh? Ricordo che dopo essere stato capocannoniere per tre stagioni di fila ho avuto una grossa crisi durante un campionato in cui la mia squadra era in difficoltà. La tifoseria mi contestava tutte le partite, scendere in campo la domenica era un incubo. Ma la partita più importante, quella giocata contro gli odiatissimi rivali della porta del bagno, la vinsi segnando una tripletta che ancora mi mette i brividi. I tifosi ripresero ad amarmi, il mister mi disse che sapeva che non lo avrei deluso, la squadra mi portò in trionfo. Fu un momento bellissimo.
Non come quando giocavo nell’ASC Cisternino con compagni di squadra non all’altezza e il mister che mi teneva sempre in panchina. Pfui. Facevo bene a giocare da solo.
E per fortuna mia nonna mi odiava abbastanza per il semplice fatto che giocassi a pallone, tanto da non accorgersi che c’erano 22 uomini in campo, più arbitri e guardalinee, massaggiatori, raccattapalle e 100mila tifosi tutti formati da me stesso. Mi avrebbero chiuso in un manicomio. E lei mi avrebbe dato un sacco di mazzate, se da solo le distruggevo tutti i fiori, chissà che cazzo poteva combinare tutta quella gente!
E la sera mi raccontavo delle partite, dei goal, dei falli bastardi dei difensori avversari. Come cazzo faceva l’arbitro a non accorgersene? Cornuto di merda.
E insomma dopo tutti questi anni siamo ancora ottimi amici, io e me stesso, continuo a raccontarmi tutto e nonostante spesso ci litigo perchè sono un coglione poi facciamo sempre pace.
E non lo so se è come quando guardavo fuori dal finestrino del pullman e immaginavo che c’era un nano che mi seguiva e correva veloce come il pullman stesso, e saltava i muretti a secco, le colline e le case; ma ogni tanto cadeva e non lo vedevo più, ma poi eccolo lì che ritornava. Era sempre lì a seguirmi.
E una sera ero ubriaco o mi ero fatto un paio di canne o boh e lo raccontai ad una mia amica, che mi disse che faceva la stessa cosa.
Allora capii che eravamo fatti l’uno per l’altra, che era amore sicuro, voglio dire, anche lei immaginava il nanetto che la seguiva, che cazzo. Se non è un segno questo!
Ma c’era pure un mio amico che mi disse che si, insomma, pure lui lo faceva spesso.
Cristo santo, vedi? Faccio bene ad essere il mio migliore amico e a non raccontarle a nessuno certe cose.
Ok, volevo solo prendervi per la gola, dei duomi in faccia a berlusconi non me ne fotte un cazzo. PURTROPPO non c’è nessun clima d’odio, non c’è nessuna folla che si scatena contro berlusconi, non c’è nessun mandante morale, non c’è nessun tipo di reazione. l’Italia è in coma. mi state ancora tutti pesantemente sul cazzo.
Ho letto insospettabilissimi dare il loro appoggio morale a berlsuconi, chè la violenza è il male, non risolve niente, bla bla bla, andatevene affanculo.
Ho notato, invece, che siamo oramai in fase pesante di escavazione, tutti sudati e affannati a scavare con le unghia verso l’abisso e oltre. Con certa gente, che in una situazione normale dovrebbe al massimo tirare da terra con la lingua le cicche di sigaretta che butto per strada, che ci piscia in testa tutta compiaciuta.
Gli anni 00-09, ben definiti dalla prima cifra, ci hanno offerto il peggio del peggio, verso l’infinito e oltre. E non basta che qualche “mandante morale” ci ricordi certe frasi e certe esternazioni facilmente reperibili da qualsiasi cittadino con un cervello non ancora attaccato completamente dal virus del coglionedimmerda.
Dalle torture alla Diaz, alle manganellate in diretta tv ai ragazzi che manifestano, ai giochini di partito “affonda l’immigrato”, ai vari “morite ammazzati”, “froci dimmerda”, “coglioni del cazzo” e altre gag prese dai cinepanettoni della premiata ditta Boldi - De Sica.
Quanta violenza c’è e c’è stata nelle sistematiche dichiarazioni xenofobe della lega? Quanta violenza c’è e c’è stata nelle parole dei leccaculo di turno in difesa del signor b? Quanta violenza c’è e c’è stata nelle crociate degli anni duemila in difesa della porcoddio di religione cattolica? Quanta violenza c’è e c’è stata nella precisa strategia di repressione di qualsiasi tipo di dibattito che spiega coi fatti e con la logica che quanto dicono gli esponenti della maggioranza NON PERFORZA deve corrispondere a realtà?
Quanto cazzo siamo caduti in basso se permettiamo a chi ci rappresenta di poter dre che i gay sono malati? che la pillola del giorno dopo è un assassinio bello e buono legittimando gli insulti della parte più stupida e violenta di questa terra che chiamiamo Italia?
Dov’è finito lo spirito di resistenza che ha portato in piazza col muso fiero, la testa alta e il cuore gonfio di orgoglio parte dei nostri genitori?
Gente che era semplicemente giovane e non accettava di fare da spettatrice inerme alla castrazione dei prossimi 50-60 anni della PROPRIA vita.
Il fatto che c’è chi ha proposto IL CARCERE per chi scrive interventi di questo tipo sulla rete e che ci siano ottime possibilità che ci provino in tutti i modi a trasformare la proposta in legge mi ha convinto che le cose da fare sono due: andarsene o farsi smussare una minima i lobi frontali. Che tanto i fatti, la ragione, il confronto e la tolleranza non sono più tra noi da molto prima che questi decennio zero volgesse al termine.
Poi c’è sto tizio, no?
Amministratore di salcazzo, rettore di staminchia privata, un sacco di soldi.
Ha questo figlio maraviglioso: idealista, figo, cristiano, alto, biondo, con gli occhi azzurri, eccelle negli studi, salverà il mondo.
Papino ci metterà due secondi a preparargli il posto al calduccio nell’olimpo della gente che conta.
E invece no.
Gli consiglia vivamente di scappare via dall’italia. Paese di merda.
Perchè non c’è speranza, non c’è futuro. Qua la gente che vale finisce a rispondere al telefono nei call center, nonostante le tre lauree sul groppone.
Mi dispiace tanto figlio mio, so che vuoi rimanere tantissimo perchè ami questo paese dalle luminose radici cristiane e vuoi essere uno dei fautori del cambiamento, ma non rischiare. Non è paese per giovini.
Ayo, porcadiquellatroia (cit.), e io che sono una persona normale che come tanti ha un padre che al massimo può augurarmi ogni bene con tutto se stesso? Sono fottuto?
Ho vagliato attentamente le opzioni a mia disposizione e la mia scelta è ricaduta su uno schianto a 200 all’ora con erbina (mi schianto su una caserma a caso, così mi pigliano per terrorista islamico e se dall’altra parte c’è Allah mi becco le 72 vergini) o il taglio delle vene dei miei polsi per via longitudinale.
Ho pensato, quindi, di mandare una lettera a mio padre per spiegargli come stanno le cose e scusarmi se non ho finito l’università , se non ho fatto i concorsi per fare il controllore di volo e se me ne sono fregato delle liste per entrare a fare il tecnico di salcazzo nella scuola pubblica. Posto fisso dicevano. Bella lì Brunetta.
Avevo pensato di fare anch’io le cose in grande e la lettera mandarla a Repubblica, boh, magari ci mettevo in fondo “Repubblica mandalo” come con gli sms su video box o come cazzo si chiamava. Specificando in maiuscoletto BERLSUCONI INFAME. Che repubblica esce pazza per sta roba.
Ma mi sono ricordato in extremis che io un lavoro ce l’ho, sono piuttosto bravo, mi trovo decisamente bene e comunque se decidessi di andarmene all’estero per poter sparlare meglio del governo italiano mi prenderebbero in braccio.
Ma nonostante ciò (che, grazie Gesù per te non chiodi ma viti autofilettanti (cit.), mi ha risparmiato di schiantarmi con erbina, chè io la vasca per tagliarmi i polsi non cell’ho) mi fa incazzare che sta faccia di cazzo si metta a fare il rivoluzionario coi cuscini di cashmere.
Ma come stracazzo stanno messi? Perchè dobbiamo sentirci presi per culo a tutti i livelli?
Tutto condivisibile, per carità, ma stiamo parlando del figlio di un ex direttore rai, del rettore di una delle più famose università private italiane.
Voleva fare il simpatico? agitare le folle? il comunista come il camerata Fini?
O forse s’è adattato al trend e ha promesso posti a troie e leccaculi come va di gran moda adesso e quindi al suo figliolo non sa più dove cazzo metterlo?
Sto stronzo, non poteva laurearsi prima?
Feccia della feccia, mangiatori di merda, moralisti senza morale né dignità, poveretti con l’abito da sartoria, alienati dal popolo, dalla vita, ignoranti senza pudore, putride larve striscianti, proibizioniti imbarellati favorevoli all’anti-doping comunicato in anticipo, scopatori di minorenni, puttane, omofobici con la passione per il cazzo con le tette, difensori delle radici cristiane di sta ceppa di minchia, pluri-divorziati che credono nel sacro vincolo del matrimonio, seguaci di un cazzo di rito druido che parlano di italia che vuole il crocifisso, non possono scopare nè sposarsi e parlano di come dev’essere la famiglia, masturbarsi è peccato ma scoparsi i ragazzini è permesso, ti impediscono di morire quando sei una porcodio di larva da 17 anni ma non fanno uno stracazzo di niente MENTRE sei una porcodio di larva da 17 anni, riducono le famiglie sul lastrico grazie alle loro leggi sconsiderate ma ti urlano di vergognarti se vuoi abortire, medici che invocano l’obiezione di coscienza quando sono chiamati a fare il loro dovere, come se l’autista della 42 domani saltasse la mia fermata perchè “questo quartiere non mi piace, mia moglie non vuole”.
Abbiamo la giornata dedicata “ai nostri ragazzi delle forze armate”, quelli che ci difendono prendendo la mira a due mani in autostrada sparandoci mentre dormiamo, quelli che ti arrestano perchè hai addosso 20g di fumo che ti durano manco due settimane grazie alle loro leggi figlie dell’ignoranza più totale, del perbenismo più becero e della sudditanza allo stato governato da quel tedesco ex ss coi capelli bianchi e le scarpe di prada. Ci arrestano e ci ammazzano a furia di botte senza processo nè difesa. E vengono difesi a spada tratta dallo stato infierendo in maniera allucinante sulla vittima deceduta. Quelli che ti rinchiudono in una scuola e ti torturano per giorni interi come se fossimo in una dittatura di qualche stato africano. Gabbo, Aldrovandi, Cucchi, la Diaz, li mortacci vostri.
E propongono la giornata della memoria per degli assassini in nome di una democrazia che non abbiamo neanche noi che crepano come stronzi lontanissimi da casa inseguendo una stipendio mensile pari a 5 dei miei. Ma loro sono “migliori di tutti noi”. Facce di cazzo io non sono mai andato a casa di nessuno col fucile e la mimetica per fame di danaro. Io che non credo nel vostro Dio e nelle vostre regole prese da un libro che voi stessi avete scritto, io che non vado a mangiare il corpo di nessuno e bere il sangue di nessuno la domenica, che non ho bisogno di entrare in uno stanzino con un pedofilo per confessarmi e alleviare i sensi di colpa che voi mi avete messo in testa, io che non voglio vedere appeso da nessuna parte la rappresentazione del cadavere dell’uomo che si sarebbe sacrificato per voi, sadici senza rispetto che non siete altro, io amo il prossimo come me stesso, e voglio che possa vivere nelle condizioni migliori possibili, così come voglio vivere nelle condizioni migliori possibili io stesso.
E voi che votate questa gente, che supportate questo regime mediatico dallo slogan facile manco fossimo allo stadio, voi che seguite come pecore i dettami imposti da una casta di persone che vivono nel lusso in uno stato dentro Roma, voi che siete il motivo perchè abbiamo il Grande Fratello, Uomini e donne e studio aperto, voi che avete il cervello troppo piccolo, gli occhi troppo chiusi, o siete in malafede, voi.
Voi mi fate schifo al cazzo.
L’altro giorno ho preso a pugni un tizio. Si, insomma gli ho dato un unico pugno perché stava cacando troppo il cazzo per un motivo stupidissimo e questi è andato via scappando.
Niente di interessante o particolarmente spassoso.
Se non fosse che è la prima volta in vita mia che prendo a mazzate qualcuno che non sia mio fratello (che comunque non sono io che gliele do, è lui che se le tira).
A parte quella volta in cui provai a togliere dal creato quello che crescendo è diventato uno dei più famosi spacciatori del mio paesello e che ora si sarà perso nelle carceri di boh, o forse ha smesso di essere un personaggio pubblico e io non so più che fine ha fatto.
Lo chiameremo Sino Spadino ed è sempre stato un cacaminchia di prima qualità, famoso in tutta la contea di Cisterville.
Per una di quelle ricorrenze cristiane che quando sei piccolo contano qualcosa e quando cresci vorresti che si festeggiassero ogni quattro anni come i mondiali (nessuno vuole arrivare ai trent’anni, vogliamo tutti restare maravigliosi vent’enni)(tranne chi non è un maraviglioso vent’enne manco a vent’anni. ma cazzi suoi)
per una di queste ricorrenze, dicevo, mi regalarono un corso di chitarra. Chè io sono sempre stato appassionato di musica suonata e dovevo dare sfogo al mio innato talento.
Questo corso ebbi la fortuna di condividerlo con Sino Spadino.
Ricordo anche, nota a margine, che mi regalò il corso il morsetto di mia zia, che poi si lasciarono, e che corso e chitarra me li dovette pagare papà Niki.
Forse ricordo male e la chitarra me la regalò qualcuno e il corso lo pagò davvero il fidanzato di mia zia, ma pensare che ha dovuto pagare tutto Niki mi fa ridere di più.
Per tutta la durata del corso, durante il quale ebbi la fortuna di imparare canzoni memorabili come Le gote rosse gli occhi azzurri e poi, E quella tua maglietta fina che io mi immaginavo tutto, Io il gatto tu la volpe siamo in società e robe così, robe serie, che tu ti vedi già con la camicia aperta e i piedi scalzi che suoni e canti la chitarra in riva al mare con un falò di sottofondo e tutte le ragazze bionde e bellissime nella loro gioventù ti guardano con occhi sognanti perché sei un figo davvero romantico e tu mentre canti pensi se la biondina più carina si accolla un anal schietto (cit.) o se farà troppi problemi.
Non ricordo più dov’ero prima di immaginarmi a cantare in spiaggia, ma comunque (attenzione, spoiler) non sono mai diventato quello che suona la chitarra della compagnia quindi era comunque un discorso useless.
Ah, si, durante il corso succede che Sino Spadino approfitta di ogni occasione per darmi la morte: insulti, minacce, prese per culo e ischerzi vari.
Oltre al fatto che rallentava incredibilmente lo svolgimento delle lezioni, dunque, minacciava anche la mia carriera di suonatore di chitarra in riva al mare.
Una sera di carnevale, quando tutti si vestono da qualcosa che possa portare un bastone per scontrarsi con i clan rivali a furia di bastonate e schiuma negli occhi, c’era Sino Spadino che continuava a raggiungermi di soppiatto per svuotare la sua bomboletta di schiuma nei miei poveri occhietti.
Ora, facile fare la guerra se hai un negozio che vende proprio le bombolette di schiuma mentre io dovevo arrangiarmi con le cinquemilalire che rubavo a papà.
Le cinquemilalire le rubavo sempre a papà, che lui non se ne accorgeva mai. Aveva i soldi riposti con cura nelle tasche di qualsiasi giubbotto indossasse.
E io che ero ancora acerbo pensavo fosse ricchissimo e quindi non gli servivano quelle cinquemilalire, che tanto se gliele chiedevo mi diceva no. O mi dava un ceffone. Probabilmente mi dava un ceffone e poi mi diceva “non ho capito che mi hai chiesto”. Così poteva darmene un altro. Eroo.
Poi sono cresciuto e non voglio fare figli perché ho il terrore che questi mi rubino le 5 euro. Che io adesso l’ho capito che papà non era ricchissimo, è solo che è distratto. Io lascio soldi in ogni dove e mi scordo di averli, poi capita che improvvisamente viene a piovere e devo mettermi il giubbotto quello con il cappuccio che non metto mai. E mentre cammino cupo e incazzato con il mondo perché piove trovo 5 euro nelle tasche e allora esulto da solo come un ritardato. Ci tengo a quelle 5 euro.
A mamma, invece, non ho mai rubato neanche duecentolire. A parte che i portafogli femminili sono pieni di scomparti e scompartini che mi ci perdevo a girarlo tutto e ogni volta dovevo capire dove si tenevano gli spiccioli e dove i soldi veri, ma vabè, tanto mamma si incazzava lo stesso che qualcuno (qualcuno a casa mia voleva dire Claudio) le aveva rubato dei soldi.
Ok, si parlava di Sino Spadino che mi riempiva gli occhi di schiuma di carnevale. Lo fece per tutta la serata, di soppiatto. Come un ninja.
Ma poi ebbe la sciagurata idea di farsi vedere mentre caricava, così lo inseguii per tutta la pineta (storica villa del mio paese) brandendo un bastone di ferro con la punta in cartastagnola (ero vestito da negro)(quei negri cannibali dell’Africa) finchè non riuscii a raggiungerlo, neutralizzarlo e riempirlo di bastonate pensando al fatto che per colpa sua non avrei mai scoperto se la biondina che mi avrebbe guardato con occhi sognanti mi avrebbe dato il culo.
Vale la pena riesumare questo coso per linkarvi questo articolo maraviglioso.
con immutata stima
C.